Le Previsioni per Il 2024

Le Previsioni per Il 2024

Secondo il 22° rapporto sul mercato del lusso di Bain & Co. e Altagamma, si prevede che, entro la fine del 2023, il mercato del lusso raggiunga € 1.5oo miliardi, considerando moda, esperienze, automobili, arte, décor, liquori e quant'altro; di questi, il 24% è rappresentato dai beni di lusso personali (dove si collocano abbigliamento, accessori, beauty), che da soli arriveranno a € 362 miliardi in ricavi, chiudendo l'anno con un tasso di crescita dell'11-13%. Per il settore del lusso si tratterebbe di un grande risultato in termini di resilienza, viste le complicazioni geopolitiche degli ultimi anni. Se, però, il segmento relativo alle esperienze è tornato ai massimi storici, quello della moda si dimostra meno florido e se, nella prospettiva più ottimista, Bain stima una crescita costante del 5-8% che porterà i beni di lusso personali a 540 miliardi entro il 2030, valuta anche il rischio concreto di una crescita rallentata all'1-4% per il 2024.

Quali sono le sfide?

Di segnali preoccupanti per i giganti del lusso in questo anno ce ne sono stati tanti: se il periodo immediatamente successivo alla pandemia aveva segnato un boom di vendite, oggi l'interesse del consumatore medio sembra essersi raffreddato e quest'anno, da LVMH a Kering passando per Richemont, tutti i grandi conglomerati hanno notato un calo nelle vendite; dagli Stati Uniti all'Inghilterra, le vendite al dettaglio sono nettamente diminuite di mese in mese mettendo in luce un'attività economica rallentata a causa dei tassi d'interesse volti a ridurre l’inflazione; mentre il mercato della contraffazione cresce a dismisura (con l'appoggio, più o meno consapevole, della Gen Z), alcuni marchi di moda storici faticano a mantenere vivo l'hype, come dimostrato da una recente asta di Gucci in collaborazione con Christie's, dove solo uno dei tre modelli proposti è riuscito a raggiungere la stima minima di vendita, o dalle prestazioni di Burberry, che solo nelle ultime 12 settimane ha visto le sue azioni scendere del 10% in seguito a un rallentamento nelle vendite.

Daniele Venturelli//Getty Images

Gucci PE24

A questo, bisogna aggiungere la complessa situazione del lusso globale in Cina, un mercato in cui negli ultimi vent'anni i marchi hanno investito tantissimo e che, nel decennio passato, ha dato i suoi frutti registrando impennate di profitto che sarà difficile replicare – soprattutto quando la fiducia dei consumatori vacilla, nuove tensioni macroeconomiche affiorano in seguito alla pandemia e alla rapida crescita degli ultimi anni e gli sforzi tornano a rivolgersi internamente, nella speranza di creare nuovi giganti locali che possano tener testa a quelli internazionali per affrancarsi dall'ingerenza occidentale. E, parlando di mercati, l'altro che preoccupa è quello statunitense, che rispetto al 2022 ha registrato una decelerazione preoccupante, che attesta il divario crescente tra clienti aspirazionali (sempre più difficili da conquistare) e top client, che per ora non sembrano cambiare approccio rimanendo, di fatto, tra le poche certezze del settore.

Un quadro multigenerazionale complesso

Un altro driver da tenere in considerazione è l'attuale complessità multigenerazionale che i brand del lusso si trovano ad affrontare per rispondere alle molteplici esigenze dei consumatori. Guardando ai numeri, solo nel 2016 i Baby Boomer rappresentavano quasi un terzo delle vendite di beni di lusso, ma nel 2023 questa percentuale è scesa drasticamente all'11%, mentre i Millennials hanno conquistato il 45% del mercato, evidenziando il cambiamento di guardia generazionale in atto. Il motore trainante per la crescita del settore sono però attualmente Generazioni X e Y, che si trovano in una fase di picco del reddito e sono quindi più propensi agli acquisti. Al contempo, è la Gen Z, sempre alla ricerca di nuove esperienze, a emergere come il catalizzatore del cambiamento sociale e culturale, plasmando valori che influenzano altre generazioni. Proiettandoci al 2030, la Gen Z si appresta a costituire il 25-30% degli acquirenti nel mercato del lusso, mentre i Millennials si posizioneranno tra il 50-55%.

Monica Schipper//Getty Images

Bella Hadid alla cena di Bottega Veneta e The Strand Bookstore

Insomma, un quadro decisamente variegato che si riassembla a una rapidità mai vista prima, costringendo i brand a reinventare in continuazione offerta, comunicazione e (a volte) perfino identità. L'approccio delle generazioni più giovani, Millennials e Gen Z, è poi più orientato a una ricerca di valore oltre l'oggetto fisico, che porta a uno shopping più mirato che predilige la componente esperienziale.

David Miller
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David Miller

David Miller brings 15 years of experience in global economics, personal finance strategy, and market dynamics. He specializes in turning complex economic trends into actionable insights for everyday readers.